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L'organizzazione di un servizio fotografico aziendale

I punti essenziali per arrivare preparati il giorno delle riprese
e migliorare l'immagine della tua azienda.


PPG Industries, Pilar, Argentina (Foto ©Marco Guoli)

 

Premessa
Per ogni servizio fotografico, dal più semplice al più complesso, passiamo necessariamente attraverso due fasi obbligate: capire che cosa ci viene richiesto e definire una strategia per raggiungere un determinato risultato. In mezzo a queste due fasi si trovano diverse situazioni specifiche per ogni tipologia di lavoro. L'intero processo si chiama pre-produzione e si riferisce a tutto quello che precede le riprese vere e proprie: la pianificazione del servizio fotografico, sia da un punto di vista concettuale, sia da uno strettamente concreto. Si tratta cioè di definire da una parte l'obiettivo comunicativo delle immagini, che dovranno riflettere i valori, la cultura e la mission dell'azienda; e dall'altra scegliere gli spazi, i macchinari, le persone e le situazioni più adatte allo scopo.

 

Scienza, Buenos Aires, Argentina (Foto ©Marco Guoli)

 

Nel primo incontro con il cliente si affronteranno proprio questi due punti appena descritti: nel primo, più concettuale, dovremo sederci attorno a un tavolo e conoscere l'azienda: cosa produce, la sua storia, la mission attuale, il contesto della competenza, eccetera. Nel secondo dovremo percorrere fisicamente l'azienda per vedere gli spazi, i macchinari e le persone. Il mio lavoro specifico è quello di interiorizzare tutte queste informazioni, concettuali e concrete, e pensare a come visualizzarle in una serie di immagini coerenti e accattivanti.

Se l'azienda è seguita da un'agenzia pubblicitaria che ne cura l'immagine e il marketing, il comando delle operazioni sarà maggiormente nelle sue mani, anche se comunque lavoreremo tutti insieme in sinergia. Nel caso invece che l'azienda gestisca la propria immagine in proprio, sarò io che indirizzerò il responsabile aziendale a percorrere le varie fasi della pre-produzione.

 


Scienza, Buenos Aires, Argentina (Foto ©Marco Guoli)

 

Definizione degli obiettivi
Innanzitutto, bisogna chiarire gli obiettivi del servizio fotografico: di quali particolari aspetti vuole parlare l'azienda? Di quali immagini ha bisogno, e in quale ordine di priorità? Esiste già del materiale visivo? Se sì, verrà mantenuto e integrato con quello nuovo, oppure verrà completamente sostituito? Come faremo, da un punto di vista artistico, a integrare il nuovo materiale con quello eventualmente già esistente? Infine, di quante foto finali avremo bisogno? Tutte queste domande, che possono sembrare scontate, sono in realtà la base concreta imprescindibile per poter progettare correttamente l'intero servizio fotografico.

 

Clear Petroleum, Patagonia, Argentina (Foto ©Marco Guoli)

 

Direzione artistica
Questo punto riguarda lo stile delle immagini finali e l'atmosfera che emanano. È un punto importantissimo della produzione, perché lo stile delle immagini parla direttamente alle nostre emozioni, senza passare dalla testa: è un linguaggio diretto, spesso inconscio, e per questo estremamente potente e duraturo all'occhio dello spettatore. Anche qui si definiranno prima dei concetti base e poi delle azioni concrete che li visualizzano; è un passo che va pensato subito o contemporaneamente agli obiettivi delle immagini.

 


Granalladora Sudamericana, Buenos Aires, Argentina (Foto ©Marco Guoli)

 

Si può decidere per esempio di realizzare immagini in bianco e nero o a colori; di usare grandangolari per creare spazio e dinamicità, oppure obiettivi a lunga focale per riempire il fotogramma con i soggetti. Si possono sfocare gli sfondi, o anche parte del soggetto stesso; torcere volutamente la linea dell'orizzonte, far uscire parti del soggetto dall'inquadratura. Per non parlare poi della manipolazione della luce!

 

Clear Petroleum, Patagonia, Argentina (Foto ©Marco Guoli)

 

Sarà l'agenzia pubblicitaria, se presente, a definire lo stile generale del servizio fotografico; ma sarà poi il fotografo che dovrà capire come tradurre queste direttive artistiche per ottenere quel particolare risultato. Sono infatti molteplici gli interventi che si possono realizzare con l'equipaggiamento fotografico per riflettere una certa atmosfera: la chiave sta nel definire in maniera chiara l'estetica da seguire.

 

Cordón de oro, Buenos Aires, Argentina (Foto ©Marco Guoli)

 

Lista delle immagini
Una volta chiariti gli obiettivi, potremo iniziare la stesura dello storyboard: una specie di libretto, cioè, con stilizzate tutte le immagini che dovremmo realizzare. Bisognerà analizzare ogni immagine una per una, annotando più dettagli possibile: l'ambiente delle riprese, la situazione precisa da fotografare, il modello o il macchinario protagonista, il tipo di luce, l'obiettivo da usare, l'effetto generale della scena, se orizzontale o verticale, eccetera. 

 

Klabin, Pilar, Argentina (Foto ©Marco Guoli)

 

Non bisogna avere paura di immaginare la fotografia ideale, anche se dovesse sembrare troppo difficile da realizzare! L'importante è immedesimarsi a fondo in quello che deve comunicare di quella particolare situazione. Una volta visualizzate tutte le immagini da realizzare, si potranno definire i modelli, il vestiario, l'orario e il luogo, attraverso un paziente lavoro insieme al responsabile del progetto aziendale. Tutti questi parametri pratici dipendono dalla disponibilità del flusso di lavoro dell'azienda e concorreranno a determinare il programma di lavoro: una scaletta che definisce in che giorno, in che orario, dove e con chi si realizzerà ogni fotografia.

 

Cordón de oro, Buenos Aires, Argentina (Foto ©Marco Guoli)

 

Organizzare: cosa e dove
Se nel primo incontro con il cliente avevamo  percorso l'azienda in modo sommario, adesso lo ripeteremo in maniera più approfondita, perché dovremmo valutare ogni spazio come potenziale soggetto degli obiettivi definiti all'inizio. I luoghi delle riprese sono prioritari per stilare il programma di lavoro (vedi paragrafo seguente). Anche i modelli lo sono, ma lo sono ancor di più gli spazi: infatti obbligano il fotografo, il suo equipaggiamento, i modelli, i responsabili e gli aiutanti a degli spostamenti fisici all'interno dell'azienda che richiedono tempo ed energie. Gli spazi da ritrarre, infatti, possono comprendere sia interni che esterni, quindi non solo luoghi fisicamente distanti fra loro, ma anche con esigenze tecniche che possono richiedere un equipaggiamento fotografico completamente diverso.

 

Extragas, Cañuelas, Argentina (Foto ©Marco Guoli)

 

Basta pensare per esempio a un'installazione interrata antincendio rispetto a un sito petrolifero in esterni da fotografare con il drone: sarà necessario cambiare non solo l'equipaggiamento fotografico, ma anche il settaggio della fotocamera e il vestiario.

Procedendo nella conoscenza degli spazi e dei macchinari, si affineranno certi dettagli delle immagini da realizzare e, facendo questo, potrebbe essere necessario ripetere qualche sopralluogo per verificare qualche particolare che non avevamo notato. Non è un percorso lineare, ed è perfettamente normale dover tornare alla fase precedente per affinarla, anche più di una volta. Per aiutarmi in questo processo, cerco di definire le inquadrature durante i sopralluoghi, scattando foto, annotando il tipo di luce, lo sfondo disponibile, eccetera.

 

Dakari, Buenos Aires, Argentina (Foto ©Marco Guoli)

 

Clear Petroleum, Patagonia, Argentina (Foto ©Marco Guoli)

 

Ritratti
Dividerei i ritratti aziendali in tre tipologie: ritratti ambientati, ritratti con fondo neutro, ritratti di gruppo. A mio avviso i più interessanti sono i primi, perché si stabilisce un dialogo fra la parte umana e la parte produttiva. Anche se il modello sta semplicemente posando per il ritratto e non svolge nessuna azione specifica, lo sfondo si percepisce e si crea una sinergia che arricchisce il racconto. Quando abbiamo a che fare con delle persone, è sempre bene scegliere i soggetti in base alla loro naturale predisposizione piuttosto che al vero ruolo che svolgono in azienda. La caratteristica più importante è senz'altro l'attitudine e la spigliatezza di carattere. È estremamente difficile interagire con qualcuno che si sente intimorito e impacciato di fronte alla fotocamera. Al contrario, ci sono persone che reagiscono al fatto di dover posare come in un gioco; siccome si divertono, è facile guidarle per ottenere l'immagine che stiamo cercando.

 

Montes del Plata, Colonia del Uruguay, Uruguay (Foto ©Marco Guoli)

 

Quanto ai dettagli pratici, è doveroso ricordare ai modelli che nel giorno delle riprese arrivino con la cura personale impeccabile (vestiario, capelli, unghie, barba, ecc.). Per quanto possibile, è anche una buona idea prevedere per ciascuno dei modelli un eventuale sostituto, nel caso sorga qualche inconveniente all'ultimo momento e la persona sia in quel momento inaspettatamente occupata. Se non è prevista una truccatrice, è bene avere per lo meno a portata di mano un pettine e una spazzola.

 

Market One, Buenos Aires, Argentina (Foto ©Marco Guoli)

 


Clear Petroleum, Buenos Aires, Argentina (Foto ©Marco Guoli)

 

Il puzzle finale: il programma di lavoro
Ed eccoci arrivati al sacro Graal di qualsiasi servizio fotografico aziendale: il programma di lavoro (chiamato anche cronoprogramma, timeline, tabella di marcia, ecc.). Basicamente bisogna far entrare tutte le informazioni raccolte fino a questo momento dentro le nostre giornate di lavoro. Si definisce dove, cosa, chi e quando realizzare le fotografie: capite bene che è il risultato in cui confluiscono tutte le informazioni raccolte fino a questo momento, incluso lo storyboard.

Arrivare a definire un programma di lavoro non è affatto semplice; ci vuole molta pazienza, innumerevoli brutte copie e rifacimenti, ma senza di lui non si va da nessuna parte. La cosa più divertente, comunque, è che poi durante la produzione vera e propria di solito si eseguono solo due terzi del programma: per il resto si improvvisa e si naviga a vista. Ma anche questo è normale! Il programma di lavoro, infatti, serve come intelaiatura nella quale muoverci con dei riferimenti precisi e definiti con anticipo.

 

Extragas, Cañuelas, Argentina (Foto ©Marco Guoli)

 

Iniziare a scrivere il programma di lavoro è piuttosto semplice perché si inseriscono subito i punti fissi, ossia i soggetti, le situazioni e le persone che sono disponibili solo in certi momenti della produzione; oppure i soggetti che dipendono dalla luce ambiente, come gli esterni dell'azienda e le fotografie aeree. Per esempio, gli eucalipti inondati dalla luce del pomeriggio erano perfetti in una finestra temporale di solo mezz'ora, a fine giornata; il saldatore veniva in azienda una sola volta al giorno dalle 9 alle 11 del mattino; o ancora, i macchinari nel fango delle risaie richiedevano un viaggio di 4 ore in un giorno specifico.

 

Montes del Plata, Colonia del Uruguay, Uruguay (Foto ©Marco Guoli)

 

Amac Engineering, Brescia, Italia (Foto ©Marco Guoli)

 

Il difficile viene dopo. Dopo aver inserito i soggetti fissi, infatti, bisogna incastrare tutti gli altri; si procede per tentativi di prova ed errore, fino a raggiungere un risultato che appaia fattibile e realistico. Non conviene perdere troppo tempo cercando la perfezione, perché sarà comunque illusoria: infatti è molto probabile che durante il lavoro stravolgeremo il programma stesso.

In linea di massima possiamo ipotizzare di fare circa 10/12 fotografie di qualità professionale a giornata. Non è mai possibile garantire un numero esatto in anticipo, ma si tratta di una stima abbastanza realistica. I fattori che influenzano maggiormente la quantità di foto finali sono due: la qualità che si intende ottenere e la disponibilità degli spazi, dei macchinari e del personale durante la giornata.

 

New Holland, Montevideo, Uruguay (Foto ©Marco Guoli)

 

A seguire, è sempre molto utile definire dei jolly, cioè i soggetti disponibili in qualsiasi momento della giornata, come per esempio certi dettagli di prodotti o di macchinari. Per ultimo, io consiglio sempre di iniziare la giornata di lavoro dalle fotografie più importanti, quando saremo freschi e concentrati; e lasciare le fotografie più semplici da realizzare per fine giornata, quando saremo più stanchi e meno lucidi.

 

Extragas, Cañuelas, Argentina (Foto ©Marco Guoli)

 

Impegno e dedizione: motivare le persone
Inutile dire che a questo punto sarebbe davvero un peccato arrivare nel giorno delle riprese con il personale distratto o poco interessato al nostro lavoro. La dedizione delle persone coinvolte nel progetto è di fondamentale importanza, perciò motivarle adeguatamente è un altro dei compiti dei responsabili del progetto: il fotografo, l'agenzia pubblicitaria e il responsabile interno dell'azienda. Di solito è piuttosto semplice, perché la realizzazione di fotografie è vissuta dal personale di un'azienda come un diversivo nella settimana lavorativa. Io cerco sempre di generare complicità con le persone e di farle divertire, in maniera da scatenare quell'energia positiva che alla fine dà sempre i migliori risultati. Se riusciremo a dare la priorità assoluta alla creazione delle immagini nel giorno delle riprese, assicureremo il successo del servizio fotografico, con immagini impattanti e durature negli anni.

 

Amac Engineering, Brescia, Italia (Foto ©Marco Guoli)